Quasi/Giap - Che la carne da cannone si ribelli al proprio destino! - 14 novembre 2003

1- Articolo su La Repubblica-Bologna e lettera di Wu Ming 1
2- Militari, ribellatevi! - Un contributo di Eros Francescangeli su "Body Bags"
3- Solidarietà a Nuovi Mondi Media
4- Uno sfogo da Cuba
5- Florilegio di commenti positivi su "Body Bags", presi da diversi blog

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La Repubblica,venerdì 14 novembre 2003
Pagina III - Bologna

IL CASO

Un intervento provocatorio, analogo a quello seguito all'omicidio Biagi, innesca dure critiche ma anche consensi

Wu Ming 1 su internet infiamma il dibattito

"E che s'aspettavano? D'essere accolti a refosco e polenta? Ce n'est qùun debut?". Come all'indomani dell'uccisione di Marco Biagi lo scrittore bolognese Roberto Bui, alias Wu Ming 1 (uno degli autori del best-seller Q), infiamma la discussione in rete con un commento drasticamente fuori dal coro sul massacro dei militari italiani a Nassiriya. "I 'nostri' carabinieri?", si legge nel messaggio pubblicato sulla lista di discussione GnuEconomy, "I loro carabinieri ce li ricordiamo molto bene in via Tolemaide, a Genova. Dei loro soldati ricordiamo le torture in Somalia, la morte di Emanuele Scieri e lo 'Zibaldone' del generale Enrico Celentano. I loro soldati sono in Iraq per difendere gli yacht e le Ferrari dei petrolieri, il cancro ai polmoni, il caldo da schiattare e, non ultimo, il crocifisso sul muro della scuola".
Una ribellione contro l'unanimismo del cordoglio molto simile a quello scritto a caldo subito dopo l'attentato brigatista di via Valdonica ("Nessuno può pretendere che di te ci importi davvero") che però ha scatenato questa volta un'ondata di critiche on-line, "Credi di fare la rivoluzione con qualche trovatella cinica?", "Scempiaggini da bambinetti viziati che giocano a fare la rivoluzione", ed anche una furente richiesta di censura firmata Luca Sofri, figlio di Adriano: "Piccola testina di c... pseudonima". Molti comunque anche gli interventi a difesa di Wu Ming 1: "Bravo, c'è troppa puzza di pietismo", "Il senso è : sveglia, ragazzi in divisa, chiedetevi perché siete lì ", "Quei soldati erano truppe d'occupazione, per quanto più accorte e umane", col risultato di infiammare ancora di più il dibattito: "E la Croce rossa e l'Onu erano anche loro truppe d'occupazione?". Più smunto il gruppetto dei mediatori: "Almeno oggi silenzio, please", "Siamo al punto in cui siamo proprio perché ragioniamo in termini di 'nostri' e di 'loro' ".
Finché , apparentemente infastidito per "la solita burrasca di merda", l'incendiario scrittore ha risposto a tutti: "Io non sono certo contento che della gente crepi, ma va ricordato che questa guerra è stata costruita su balle colossali. Che quei morti siano persone, esseri umani, non ci piove. Va però detto che nessuno dei 'nostri ragazzi' è stato prelevato a viva forza da casa sua, non ci sono 'coscritti' , ci sono persone che hanno consapevolmente scelto le forze armate come carriera. Quello che mi chiedo è : quelle persone si sono poste domande sulla loro presenza in Iraq come potenza occupante, come colonialisti? Volete acquiescenza, silenzio? è davvero utile far calare dall'alto un lutto imposto, obbligatorio, e cercare di cavarsela con la solita retorica patriottarda di Ciampi?". (m.s).


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Cara redazione,

alcune doverose integrazioni al pezzo sull'infuocato dibattito on-line seguito al mio testo "Body Bags" (Repubblica-Bologna, pag.III, 14/11). L'articolo era abbastanza equilibrato, ma in questi casi è inevitabile manchi qualche tassello. Inoltre, il riferimento al mio precedente intervento sull'omicidio Biagi (che in realtà era un racconto) è un virgolettato di una frase che in quell'intervento non c'era (*). Quel racconto, intitolato "Carcajada profunda y negra", conteneva soprattutto un messaggio di solidarietà alla famiglia Biagi circondata dal lutto di circostanza e dalle strumentalizzazioni politiche. E' disponibile sul sito di Wu Ming, per chiunque volesse leggerlo.
Nel mio breve testo dell'altro giorno (anch'esso presente sul sito) non vi era odio, bensì amarezza e dolore. Se vi era qualcosa di spregiudicato, era forse l'intenzione di esprimere quell'amarezza e quel dolore attraverso uno stile lapidario, epigrammatico. Ho cercato di scarnificare quel testo, togliendo ogni ipocrisia.
Molte persone hanno capito che intendevo dire, ancor prima del mio corollario di spiegazioni.
Ringrazio chi, su qualche weblog, ha scritto che in quel testo io invitavo gli uomini in divisa a interrogarsi sui motivi e le modalità della loro spedizione, che va contestualizzata all'interno di una guerra illegittima, menzognera e che è stata condotta nonostante la contrarietà dell'opinione pubblica mondiale. Oggi in Iraq c'è una vera e propria occupazione coloniale, inutile negarlo. Anche chi ha compiti di "ricostruzione" è visto come un occupante, ormai ci sono pochi dubbi al riguardo.
Qualcuno ha scritto che in "Body Bags", paradossalmente, esprimevo maggiore cordoglio di molti altri.
Non disprezzo affatto quei morti. Sono stato l'unico a ricordare i militari che stanno morendo di linfoma come conseguenza della loro missione in Kossovo. Si tratta di persone che hanno compiuto una scelta, è vero, ma non è detto che non possano farsi le domande giuste. In un mio dispaccio successivo, citavo le nette prese di posizione anti-guerra del direttore del "Giornale dei Carabinieri" e dell'Unarma, associazione para-sindacale dei Carabinieri.
Il riferimento a Genova e ad altri episodi è dovuto al fatto che su molti comportamenti dell'Arma e delle altre forze armate e dell'ordine si è ripetutamente scelto di non fare chiarezza. Di fatto, tra le forze dell'ordine e vasti settori dell'opinione pubblica italiana esiste un rapporto di sfiducia, dovuto a troppi scheletri nell'armadio, troppe vicende insabbiate, troppi abusi impuniti.
Purtroppo, il fatto che in Iraq ci sia proprio quel Tuscania, quella Seconda Brigata mobile dei CC che a Genova fu protagonista di inauditi pestaggi, non aiuta. Se intorno alle attività di questi contingenti non ci fosse quella che da molti viene definita "omertà ", oggi i discorsi sarebbero più lineari, più semplici e meno equivoci. Ciononostante, mai nemmeno per un secondo mi sono scordato che dentro la divisa c'è un essere umano. Cosa che molte persone in divisa tendono invece a scordarsi, quando impugnano un manganello rovesciato e si trovano ai piedi un ragazzino in posizione fetale che urla "Basta!".
Detto questo, ritengo che la cosa più importante sia ragionare su come evitare altre stragi. Inutile dire che io sono per il ritiro delle truppe.
Ringraziando per l'attenzione,

Roberto Bui
(Wu Ming 1)
www.wumingfoundation.com

(*) Il virgolettato da "Carcajada profunda y negra" era monco, privo di un corsivo ("davvero" era in corsivo, in evidente polemica con quelli a cui importava del professor Biagi solo per fini strumentali, tant'è che qualche tempo dopo un ministro della Repubblica dovette dimettersi per averlo definito"rompicoglioni") e fuori contesto. Senza farne una colpa a Michele Smargiassi (comprendo bene l'esigenza di stringatezza) ricordo quel contesto:

"Ci dispiace per te.
Ci dispiace per la tua famiglia.
Ci dispiace per i tuoi amici.
Ci dispiace per la bella stagione che hai fatto appena in tempo ad annusare, per le gite fuoriporta che non potrai più fare.
Ci dispiace per la tua fiducia malriposta nell'ideologia liberista e in un regime che ti ha fatto o - nella migliore delle ipotesi - ti ha lasciato uccidere.
Ci dispiace per quella moltitudine di persone che voleva
combattere a viso aperto te e quello che sostenevi.
Ci dispiace.
Ma nessuno può pretendere che ci uniamo alla tua santificazione.
"

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MILITARI: GLI ESTREMI PER RIBELLARSI CI SONO.

Caro Roberto,

ottimo intervento (condivisibile al 90%)! Complimenti.
Tutta la mia solidarietà (per quanto ti possa essere utile...) di fronte alla campagna di aggressione nei tuoi confronti.
Se può interessarti, il 10% su cui non concordo è tutto qui: "Uno degli scopi ufficiali era 'sconfiggere il terrorismo', e invece lo hanno attizzato". Se, come giustamente scrivi, le loro truppe sono d'occupazione, se la loro impresa è neocoloniale, non credo sia fondato chiamare "terrorista" (che non è aggettivo meramente tecnico) chi combatte manu militari l'invasore (ciò a prescindere dalla condivisibilità o meno dei metodi adottati dai resistenti). Non c'è bisogno che ti ricordi che anche la Resistenza italiana ha adottato metodi tecnicamente "terroristici" (anche contro soldati di leva). Definendo "terroristi" i resistenti, si rischia di avallare le affermazioni delle "due destre": "ritirare le truppe sarebbe uno sbaglio poiché è quello che vogliono i terroristi".
Detto ciò, resta il problema che a crepare sono quasi sempre i poveri cristi, trasfigurati in eroi della patria dopo essere stati immolati sul suo altare... Senza coscienza, imbevuti di patriottismo e di quel "brodo di coltura" che hai ben individuato, ma pur sempre (quantomeno i più) proletari in divisa che, in teoria, non possono ribellarsi.
In teoria, perché gli estremi ci sarebbero tutti.
L'ultimo comma dell'art. 4 delle "Norme di principio sulla disciplina militare" (Legge 11 luglio 1978, n. 382), una legge - seppur insufficiente e contraddittoria - ottenuta grazie alle lotte dei Pid di Lotta continua e dei "sottufficiali democratici" dell'Aeronautica, è chiaro: "Il militare al quale viene impartito un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non eseguire l'ordine e di informare al più presto i superiori". Dovere, dunque (e non facoltà ), di non eseguire l'ordine e di denunciarne l'illiceità al superiore: nel nostro caso - e qui arrivano le dolenti note - il buon Ciampi, che ha «il comando delle Forze armate» (art. 87 della Costituzione) ed è obbligato, da solenne giuramento, all' "osservanza della Costituzione" (art. 91 della stessa); sic!
Che la guerra offensiva in Iraq sia manifestamente un reato (per giunta contro la carta fondamentale dello stato) non v'e' dubbio. Il fantomatico militare che volesse denunciare la cosa (ma questo lo potrebbe fare anche un soggetto qualsiasi) dovrebbe allora andare fino in fondo e, in base all'art.90 della carta fondamentale dello stato italiano, denunciare il presidente della Repubblica per "attentato alla Costituzione". Fantapolitica? In assenza di un vasto e cosciente movimento di massa (fuori e dentro le Forze armate) certamente sì . In presenza di ciò, invece, forse no.
In sintesi, penso che da qui al prossimo periodo (indubbiamente caratterizzato dalla permanenza della guerra) occorra attrezzarsi per porre un cuneo tra base e vertici militari. Purtroppo per noi (ma dobbiamo prenderne atto), le sfilate in piazza non servono ad impedire le guerre.
Non intendo proporre la "centralità della caserma" da qui al prossimo periodo, non fraintendermi. Ma è certo che farebbe molto di più (in termini di danni al militarismo imperialista, illegittimo quanto illegale) il gesto di un organismo di pseudo-rappresentanza militare (Cocer, Coir, Cobar) o di un singolo soldato piuttosto che una dimostrazione, anche consistente, di un nucleo di attivisti contro la guerra. Da via Tolemaide al nonnismo, dalla Somalia all'Iraq, credo dunque che la contrapposizione frontale con la base (gli esecutori, anche i "peggiori") non paghi politicamente, poiché si rafforza la saldatura verticale all'interno degli apparati repressivi dello stato.
Scusami se mi sono dilungato sul quel 10% (forse superabile) di disaccordo e su alcune questioni collaterali (ma non secondarie) riguardanti il rapporto militari/società civile (e le potenzialità ribellistiche di soldati e reduci). Come sai, è uno dei miei terreni di studio (dagli Arditi rossi ai "Proletari in divisa" di Lotta continua passando per il lavoro del Pci all'interno delle Forze armate). Penso che queste mie riflessioni possano esserci utili.
Questo mio messaggio è e resta un attestato di solidarietà per quel 90% di accordo, nella prospettiva di lavorare al superamento delle "incrostazioni" che ci impediscono di "marciare uniti". Ciao

Eros

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[A proposito della definizione di "terrorismo", ecco quanto risponde Andrea Camilleri in un'intervista pubblicata oggi su L'Unità :

"Vorrei che prima di tutto si definisse esattamente, una volta per tutte, la parola terrorismo. Quando ammazzano D'Antona e Biagi, o quando mandano il pacco esplosivo che scoppia in faccia al povero carabiniere, io, onestamente, cerco di dare una definizione alla parola: è terrorismo bello e buono. Ma quando c'è un esercito occupante dentro una nazione, qual è la sottile linea di demarcazione fra azione terroristica e azione bellica? Se non ci chiariamo questi punti, è difficile combattere il terrorismo [...]"

Potrebbero obbiettarti che è l'uso del kamikaze a rendere terroristica l'azione in sé.

"Non sono d'accordo neanche su questo. La cosa che alla nostra mentalità ripugna è il fatto che possa costruirsi un uomo che sia una micidiale macchina da guerra. Ma se tu non hai micidiali armi da guerra che puoi scindere da te, lasciare in caserma, tornando a essere uomo fuori dall'orario di servizio, sei costretto a farti arma. E a esserlo sempre, sin quando sei vivo. Il soldato combattente, nel momento in cui ingaggia un conflitto a fuoco, spera sempre di non imbattersi nella pallottola mortale, mentre il kamikaze sa che l'atto di guerra si identifica fatalmente nella sua stessa morte".

Dicono che quanto accade sia opera esclusivamente di terroristi.

"Torno a dire: siamo sicuri di questa definizione? Ormai - e lo dico paradossalmente- vorrei cominciare a vedere qualche carta di identità di questi terroristi. Non credo più alla guerra di Pinocchio. L'ipotesi che siano iracheni delusi dagli americani, iracheni ancora fedeli a Saddam, l'ipotesi che ci sia ancora un esercito di 300 mila uomini rimasto senza stipendio, che ci sia ancora la guardia repubblicana... Sarebbe l'ipotesi ottimale [...]".

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Comunicato stampa


A "PORTA A PORTA" L'AGGRESSIONE DI LUTTWAK A NUOVI MONDI MEDIA
"PER LA LIBERTA' DI ESSERE PACIFISTI". UN APPELLO CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO

Siamo scioccati e indignati per la violentissima aggressione subita nel corso della puntata di "Porta a Porta", del 12 novembre 2003, da parte del signor Edward Luttwak (http://www.carmillaonline.com/archives/2003/03/000105.html#000105), verso il quale ci riserviamo ogni azione legale.
Le sue gravissime accuse al pacifismo e all'informazione non allineata di sostenere la violenza, basate sul diktat di Bush "o con noi o con i terroristi" (ventilando anche l'ipotesi di oscuramento dei nostri siti Nuovimondimedia.it e Informationguerrilla.org), sono un attacco inaudito alla libertà di stampa, all'indipendenza dell'informazione, a quella democrazia che è nostro orgoglio di popolo e conquista tanto pagata.
Siamo editori e giornalisti indipendenti impegnati quotidianamente per la libertà d'espressione, la pace, i diritti umani e civili. Un'attività d'informazione limpida e corretta, che da voce anche alle ragioni della pace contro la guerra in Iraq, nulla ha a che spartire con nessuna forma di violenza.
Come liberi cittadini che esercitano un libero diritto, quello di espressione, denunciamo l'accaduto all'opinione pubblica, invitando a una forte mobilitazione di protesta, per la libertà e contro il tentativo inaccettabile di criminalizzare il dissenso.

Nuovi Mondi Media
Bologna, 13 novembre 2003
Per adesioni: info@nuovimondimedia.it


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José Marti (1853-1895)

NON SIAMO A HOLLYWOOD

Condoglianze alle famiglie dei morti, ma dopodiché è il caso di dire che forse con questo bel massacro qualcuno si renderà conto che andare a occupare altri popoli non è un pranzo di gala.
Ma davvero non vedono la differenza con le volte precedenti?
Tutte le altre volte, fino all'Afghanistan, si instaurava un governo locale, magari di minoranza, ma pur sempre indigeno, mentre in Iraq si è instaurato un governatorato USA, quindi tipicamente colonialista.
Per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale!
Nessuno riesce a capire che non è una differenza di poco conto? Ma se perfino Bush padre l'aveva capito che al di là di Saddam non c'era nulla.
E questa manica di cretinetti incoscienti, ale', andiamo a passeggiare in Iraq già che ci sono gli americanoni grandi forti e invincibili come Rambo. Sì , a Hollywood, appunto.
Ma si può essere più ottusi di cosi?
Si nascondono dietro un dito, dicendo che erano lì a pacificare e non a fare la guerra, ma chi li ha chiamati?
In Somalia li chiamò un governo indigeno, in Bosnia li chiamò un governo indigeno, e perfino in Kossovo avevano una copertura locale, cosi come in Afganistan, ma in Iraq chi li ha chiamati?
Li hanno chiamati i conquistadores!
Non certo una struttura indigena. E si meravigliano se poi sono bersaglio come gli altri? Colonialisti e stupidi.
Condoglianze alle famiglie dei 18, però si sveglino bene, e la smettano di andare comandare a casa d'altri, vedranno che non ci rimettono la vita.
E quelli che rispolverano la patria dopo averla saccheggiata e ridicolizzata, sappiano che Jose' Marti, anche se poco conosciuto lì , scrisse Patria vuol dire umanità .
Questo è il vero significato di Patria, se proprio vogliam parlar di Patria, non certo il becero nazionalismo sciovinista, già finito da tempo nella spazzatura della storia.
In un mondo che sembrava non avesse più possibilità di fronte allo strapotere imperialista, la Resistenza iraquena, fanatici o no, anche se non ci avrei scommesso, sta dimostrando al mondo che non sarà cosi facile riprendere le guerre coloniali, come si sentiva sicuro di poter riprendere quell'idiota di Bush figlio. Meglio si convincano, il maraglio texano, il damerino gay represso britannico e quel coglioncello ratonero spagnolo. Per non parlare del pianista di terzordine fallito italiano.
Non hanno mai invaso Cuba perché sapevano che gli sarebbe proprio successo così se non peggio, quindi pensavano di rifarsi su quei poveri arabi liberati da Lawrence e non da se stessi. Perché poi si fanno i loro film e ci credono pure.
E immagino che pure la sinistra non abbia altro da dire?
Scusa lo sfogo ma quando ci vuole...

Un disertore

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Commenti da GNUeconomy (http://gnueconomy.clarence.com/), brodoprimordiale (http://brodoprimordiale.net) e dot.coma (http://www.dotcoma.it):

Massì ! abbandoniamoci alla retorica dei poveri caduti che facevano il loro dovere! Non so se avete letto bene, ma quello non e un attacco ai militari che sono morti, e non è nemmeno speculazione politica. Non è ne' più ne' meno un "te l'avevo detto io". Ve l'avevano detto che qualcuno ci avrebbe rimesso le penne, e voi che avete fatt? Avete creduto a Martino che diceva che "non c'erano pericoli sostanziali"? Bravi, begli ingenui! Che vi piaccia o no, le cose stanno così non mi sento di dire "nostri" ragazzi, perché lì io non ce li volevo, io lì non ce li ho mandati. E nemmeno Wu Ming.
Inviato da GePs, 12.11.03 1652

A parte lo stile (i gusti sono gusti) cosa è sbagliato in quello che scrive wm1? è un po'esagerato (i soldati di ritorno dal Kossovo non "muoiono come mosche") ma a parte questo? Si tratta dell'espressione di un fastidio per chi si accorge solo ora che siamo in guerra una guerra fortemente contrastata da larghi settori dell'opinione pubblica italiana e internazionale.
Inviato da lorenzo, 12.11.03 1931

Ho le palle piene della retorica dei politici da 4 soldi, ben venga WM, mi fa l'effetto di una ventata d'aria fresca ed elimina 'sta puzza di pietismo che ha investito l'Italia oggi. I morti si piangono in silenzio, il dolore ha una sua dimensione privata, ben vengano le considerazioni nuove e le voci fuori dal coro. Ora c'è bisogno di capire.
Inviato da kiki, 13.11.03 0040

Personalmente condivido quanto scritto da wm1, ma credo che la questione fondamentale sia una sola dare per scontato che si debba provare tutti un profondo cordoglio, dettato dal senso della patria e dalla conseguente ammirazione per chi la difende... piaccia o no, c'è chi questi sentimenti non li prova, semplicemente perché non crede che essere nato in un dato stato lo debba far sentire parte di qualcosa di 'sacrosantò come una nazione; o, più semplicemente, perché ognuno (chi più chi meno) soccombe alla vita che si sceglie e magari a me chi sceglie di fare il soldato mi sta un po'sul cazzo, non gioisco per la sua morte ma non mi tocca neanche particolarmente, come non mi toccano tutte le altre che sento e che leggo quotidianamente, tranne alcune come l'operaio albanese di genova e mica perché sono sensibile, perché alcune cose attraversano fortuitamente la coltre che c'ho intorno al cervello, ma per caso, perché sono un poveretto, come voi.
Inviato da Udo Kier, 13.11.03 0115

Complimenti. oggi, mesi dopo l'inizio (ma parlare di inizio è fuori luogo) di questa ennesima guerra, anche gli italiani hanno capito che in guerra si muore. che non muoiono solo i cattivi, non muoiono solo i civili (per sbaglio, eh), ma muoiono anche i soldati. che orrore, che disgrazia. il residuo di pietà umana che potrei avere per chi ci ha rimesso la vita, è spazzato via non tanto dal lucido ricordo di tutte le memorabili imprese di cui i carabinieri italiani si sono resi protagonisti negli ultimi anni, quanto dal manifestarsi di tanta nefanda ipocrisia. indignatevi pure, signore e signori. e sia beato chi non viene sopraffatto dal vomito di fronte alla vostra putrida e parziale indignazione. chissà quanto vi indignaste quando gli stessi personaggi che adesso sono in missione "umanitaria" in iraq, macellavano manifestanti per le strade di genova. o quando trafficavano armi e rifiuti tossici in somalia. o quando, tra uno stupro e l'altro, fecero uccidere ilaria alpi che se ne era accorta. mah... cartellino giallo al compagno wuming che non frequenta indymedia perche non è più abbastanza elite per i suoi gusti di intellettuale. cartellino rosso alla tracotanza e alla supponenza di luca sofri. d'altronde, cos'altro aspettarsi da gente che tenta la scalata alla celebrità usando come trampolino una comunità , come quella dei weblog, costruita sul qualunquismo più vuoto e becero. meglio teste di cazzo che teste vuote, amico.
Inviato da venacut, 13.11.03 0221

La guerra che è stata non è la prima guerra. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine di tutte c'erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente moriva. Fra i vincitori la povera gente moriva ugualmente. Nulla è cambiato, la povera gente da qualsiasi parte sia..muore sempre... E ci dicono di restare in silenzio per rispetto del dolore delle loro famiglie.....e ci dicono che sono dolorosamente commossi..e ci dicono tante cose mentre spartiscono gli utili delle vendite con i produttori di armi. Che siate maledetti e che il Dio che esiste..qualunque esso sia...vi faccia saltare le teste..utili solo ai vostri interessi personali. Dedicato a voi Bush..Blair....Berlusconi...Aznar...Bin Laden...Saddam e migliaia di altri che non hanno...loro si...il diritto di vivere! A voi e a quanti vi appoggiano...a voi e a quanti vi votano. A voi e a quanti non sanno dirvi di no..comprati dal vostro potere e denaro....A Voi e a tutti quelli che in qualche modo hanno appoggiato..incoraggiato questa guerra ....A voi che correte invano..perché un giorno cmq morirete lo stesso....soffrendo una vecchiaia che vi toglierà l'arroganza del potere....Ah quanto vorrei avere il piacere di sputarvi addosso! PS Luca Sofri...complimenti! finalmente qui puoi dire qualsiasi cosa..non c'è Ferrara che ti tratta da ignorante eh.....
Inviato da non vi capisco, 13.11.03 1205

[...] Vi do dei suggerimenti per attaccare i Wu Ming in modo banale (comunque meno della sequela di insulti immotivati) 1 pubblicano per il presidente 2 il loro sito ha una grafica stalinista 3 idolatrano Giap 4 Si celano dietro delle sigle 5 parlano di copyleft e poi vendono i libri. ora divertitevi pure a ripetervi tra voi queste cose e magari aggiungete qualche insulto che siete bravi
Inviato da masa, 13.11.03 1521

C'è un meccanismo che non capisco. Qualcuno mi spieghi perché uno che fino a ieri urlava a tutti i venti che la guerra di bush era una cazzata, ora che sono mortri 20 dei nostri deve stare zitto. Io non sto zitto, quello che è successo DEVE essere un macigno sulla coscenza di chi ha voluto partecipare a questa impresa assurda.
Inviato da barney, 13.11.03 1656

Siamo in guerra. La guerra non è mai finita. Non siamo in missione di pace. In guerra muoiono _anche_ i militari, pare strano, vero? Attendiamo l'apertura di un mercato nuovo ricostruzione, petrolio, telefonia. Comunque se dò retta ai media, io dovrei piangere solo quattro caduti. La civetta di un giornale locale, nel nord-est tanto orgoglioso di se', recita "quattro i nostri caduti".
Inviato da Enzzz, 13.11.03 1703

Wu-ming non sei solo... solidarietà ... per quelli che sentono veramente come una tragedia quello che è successo e che pur essendo contrari alla guerra si sentono feriti come italiani dico due cose 1- spegnete la tv per una giornata intera e riflettete per conto vostro su quello che è successo... cercate prima di documentarvi sui fatti scevrando le parole vuote e retoriche.. nel migliore dei casi avrete abbastanza informazioni per capire quello che sta succedendo... nella peggiore non avrete informazioni perché se avrete visto solo vespa&co scevrando retorica e bugie non vi rimarrà niente... solo allora potrete trovare un modo per affrontare anche dal punto di vista del vostro dolore di italiani questa tragedia senza bisogno di sterminare tutti gli iracheni e i pacifisti... 2-riaccendete la televisione e cercate un documentario sul vietnam che trasmette europa7 (NON LA7)... vedrete che tutto quello che in piccolo sta succedendo in italia è già successo in grande altrove... e troverete forse più facilmente una chiave di lettura che può portare alla vita e non più alla morte... ai pidiessini destroidi, ai "golpisti" e ai fascistelli che adesso sentono di poter aprire la bocca e sfogare i loro bassi istinti vergognatevi, non sono morti per voi o per le vostre basse idee politiche... sono morti in una guerra sporca, schifosa, fatta contro un popolo e per il petrolio, convinti di morire per il loro paese... un po'di rispetto.. per chi muore... per voi stessi.. per noi e le nostre posizioni contro l'ideologia della guerra che queste morti provoca e che è l'unico fine della retorica nazionalista che sta scorrendo sui media ufficiali in qeusto momento.......
Inviato da playmobil, 14.11.03 0223

Un'improvvisa coscienza civile si è impadronita dell'Italia dopo la morte dei militatri in Iraq. Sa di stanti'o. A Bologna è stata inoltrata richiesta per intestare una via ad uno di loro. In tutto il paese i centralini sono intasati per le espressioni di solidarietà all'Arma da parte dei cittadini. Le iniziative di sedicente solidarietà si sprecano in ogni dove, a pioggia, una tormenta di parole, abbracci e "stringiamoci nel dolore". Cucuzza, Vespa, Socci e tutti i loro compagni di musi contriti scatenati, le danze aperte! Un fluire di lacrime e commozioni mediatiche da scuotere anche gli animi più duri. E il solito giro di amici e conoscenti, dalla classe dell'asilo nido fino al fruttivendolo che "una volta gli ho venduto una mela" a testimoniare, mostrare, scavare nella vita di questi ragazzi, militari professionisti e volontari in un'operazione pacifica condotta con le armi in spalla. Un fiorire di retorica al burro di noccioline che ti impregna i vestiti e non ti fa nemmeno fermare a ragionare sulla morte ingiusta (solo perché precoce e inutile) di ragazzi di vent'anni o poco più. L'italietta patriottica da tribuna e coccarda entra viscida nella commemorazione di soldati che avevano deciso, spontaneamente, di andare a fare un lavoro la cui escursione più pericolosa consiste nella morte e senza nemmeno accorgersene ne getta al macero il senso più delicato e doloroso, ne caplpesta il rispetto, ne pregiudica gli aspetti possibilmente più costruttivi. Non credo, mi dispiace ma questa è la mia opinione personale, che si possa parlare di eroi in questo caso. Un eroe è una persona che si immola al posto di altre, è un uomo che si getta in un fiume per salvare una persona che annega, è tante altre cose. è più eroe, forse, un immigrato iracheno che, sfidando il mare e le guerre, viene a lavorare in un cantiere a cinque lire l'ora, senza permesso di soggiorno e senza i basilari diritti umani e con l'odio di un paese arricchito, distratto e latentemente razzista sul collo in ogni minuto di una giornata di venti ore di calce, mattoni e impalcature irregolari. Il tutto per sfuggire a inferni a noi purtroppo troppo spesso sconosciuti e per mandare qualche spicciolo a casa ai suoi, che vivono a contatto con "i nostri ragazzi" o chi per loro ogni giorno. E non sono facili esempi. Sono spunti di riflessione in un momento di sbandamento zuccheroso, nel quale si prendono dei militari morti sul campo e li si usa per rendere omaggio ad un mondo che non esiste se non nei discorsi di celebrazione o di giustificazione patriottica. Non è la solita voglia tipicamente italiana di idoli da ammirare e nei quali esorcizzare le proprie paure. è stavolta qualcosa di più superficialmente scivoloso, un rifluire di emozioni da bar che spaventa perché privo di coda intellettuale, incapace di sviluppare un dibattito costruttivo e di sviscerare le ragioni profonde che ci portano a questa sofferenza, la quale altro non è che l'ultimo anello di una catena maledetta di sofferenze dolorosamente sparse in tutte le latitudini e che sembra colpirci solo quando ci arriva in faccia, fredda e violenta. Personalmente sono molto dispiaciuto per la morte di queste persone, non si creda, così come però sono dispiaciuto per le morti in generale. E questo non per un afflato di puro filantropismo, ma per la mera consapevolezza del dolore che ogni morte, ovunque e per chiunque ricordiamocelo, porta con se'. Il fatto è che, invece di celebrare il nostro eroismo da strada svuotando di significato ogni avvenimento in nome di voti, copertine o pubblico, ci potremmo fermare un momento e ragionare razionalmente sul perché queste persone fossero là , se fosse giusta la loro presenza e sul perché lì e altrove un padre o un figio di qualcuno decidano di imbottirsi di tritolo per andare a farsi esplodere vicino ad altri padri e figli. Non sto chiedendo a me o ad altri un rispettoso silenzio perché ognuno ha il diritto di emozionarsi come e quanto vuole, ci mancherebbe altro. Mi chiedo solo se non sarebbe più umano sospendere questa esposizione da macelleria di lacrime da coccodrilo. Cerchiamo almeno di fare in modo che una morte ingiusta non si tramuti in morte inutile. Questo sarebbe il vero rispetto verso tutte le silenti vittime di un conflitto infinito. Tommaso Gavioli, Bologna
Inviato da Tommaso, 14.11.03 1328

[...] Questa è la tua lettura, ed è stata smentita anche [da Wu Ming 1] ("eh, ma allora l'interessato imparasse a scrivere e blablabla" - ohibò e tutti quelli che l'avevano capita al primo colpo hanno fatto la primina?). Ma è sempre l'effetto Wu Ming, non mi stupisce.
Et de hoc satis pure per me (che se dico "enough" magari qualcuno può essere indotto a pensare che ti sto minacciando di morte).
Quanto allo schifo e alle cd "dietrologie" (ora non stiamo parlando di Bui o Wu Ming, gentile uditorio, prendere nota e placare gli animi, grazie), preferisci il marciume retorico con cui ci stanno rincoglionendo? Il servizio tv dalla Polonia con cui ci dicono che l'Italia ha perso la partita perché i giocatori erano commossi? Le mamme - di altri - che singhiozzano con i fiori al comando generale e si sentono improvvisamente mamme, mentre se non sei italiano E carabiniere allora sarai nato per partenogenesi? L'ostinazione nel volerci imporre la favoletta che quella era una missione di pace (se qualcuno di lorsignori mi sa dire con esattezza data, luogo e firmatari dell'armistizio gliene sarei grato)? Preferisci il rimbalzarsi così tricolore delle responsabilità (polizia irachena "gliel'avevamo detto", carabinieri "ma quando mai?")?
O preferisci che in questo fiume in piena di cazzate ci sia qualcuno che porta qualche dato che serve a farci riflettere sui fatti, anche confutandolo se occorre?
Io ho la nausea per questo avvoltolarci tutti "fieri di essere italiani" su un'agiografia che ha lo stesso spessore delle riabilitazioni mediatiche proposte da Manuela Arcuri. E ho ugualmente la nausea per questo "invocato silenzio", come se il rispetto fosse dovuto non agli "uomini", ma ai "carabinieri". Soprattutto quando il rispetto me lo chiedono le teste di cazzo che non solo hanno mandati a morire quei poveracci, ma hanno preso (e continuano a prendere) per il culo le loro famiglie. Peacekeeping un cazzo.
Et de hoc satis 2. Orvuà.

Commento di Paola, 14.11.03 1528

I carabinieri sono una forza militare è plausibile pensare che potranno perire in azioni militari. A mio avviso tutta questa commozione è fuori luogo o ritardata. Pensavate veramente che partecipare all'occupazione dell'iraq sarebe stata una passeggiata? Chi si commuove oggi forse doveva parlare ieri e movimentarsi perche la nostra arma non partisse per l'iraq a fare i comodi di Bush il gruppo Carlyle . finalmente grazie a berlusconi contiamo di più nel mondo ...contiamo anche noi i nostri morti.
Andrea | 13.11.03 1253